Studio Patrizia BelleriLa decisione di incontrare uno psicoterapeuta non sempre è semplice, qualche volta è sofferta e richiede un lungo periodo di riflessione.

Occorre prendere atto che stiamo attraversando un momento difficile, che abbiamo bisogno di aiuto e quello di amici e persone care non basta.

A volte è necessario superare pregiudizi duri a morire: “non vado dal dottore dei matti, posso benissimo cavarmela per conto mio, la terapia dura tanto tempo e non posso permettermela”, e tanti altri di questo genere.

Infine, bisogna trovare il professionista giusto, tra le moltissime offerte che troviamo nel web o grazie ai suggerimenti di amici e parenti. Leggi anche: Come scegliere lo Psicoterapeuta

Una volta deciso di dedicare del tempo a se stessi e scelto il professionista, viene il momento di fissare il primo colloquio.

Ogni terapeuta ha il suo stile e le sue teorie di riferimento e su tali basi conduce il primo incontro e quelli successivi.

Nelle righe che seguono illustro il mio modo di procedere, alla luce della mia lunga esperienza di psicoterapeuta.

Che cosa succede durante il primo incontro?

In linea di massima, il primo colloquio serve per conoscersi e valutare assieme se e come si può intraprendere un percorso.

Si tratta di un incontro importante, in cui chi arriva al mio studio illustra la ragione per cui si chiede aiuto, si presenta, racconta per grandi linee la sua storia. Io intervengo ponendo domande, per di farmi un’idea il più possibile precisa della persona che ho davanti.

Anche io mi presento e illustro le teorie cui faccio riferimento e le tecniche che utilizzo. Comunico le modalità della relazione: durata delle sedute, onorario, numero di incontri settimanali previsti, durata indicativa dell’intera terapia, orari in cui posso eventualmente essere reperita al telefono. Personalmente, utilizzo volentieri gli sms o i messaggi su Whatsapp, dal momento che durante le sedute non rispondo al telefono. Alcuni colleghi sono contrari all’utilizzo dei messaggi e preferiscono parlare a voce in orari dedicati.

Sulla base delle informazioni scambiate e delle impressioni che ciascuno ha dell’altro, ci si sceglie e si pongono le basi dell’alleanza terapeutica che caratterizza un buon percorso. Per questo il primo colloquio, a mio avviso, è assai importante.

Proprio per rendere tale scelta più ponderata, personalmente, non fisso subito un secondo appuntamento, ma invito il paziente a riflettere per qualche giorno prima di decidere a richiedere un nuovo appuntamento.

Il secondo incontro

Se il paziente richiama, vuol dire che è motivato a intraprendere un percorso: in che direzione? Per evitare la trappola della chiacchiera a pagamento, dedico il secondo incontro alla definizione degli obiettivi.

E’ necessario stabilire con chiarezza gli obiettivi della terapia. Formulare obiettivi significa poter rispondere alla domanda: “Da che cosa mi accorgerò che la terapia sta funzionando?” Non sono utili risposte generiche, del tipo “starò meglio”, ma risposte concrete ed oggettivabili, ad esempio “non avrò più paura di guidare l’auto” (se la fobia dell’auto è il sintomo per il quale si richiede l’intervento terapeutico). Un buon modo di procedere potrebbe consistere nello stabilire valutazioni intermedie degli obiettivi raggiunti.

Vedi anche: Il decalogo dello psicoterapeuta

È importante tener conto anche di altri aspetti.

Il primo incontro non è vincolante e non rappresenta necessariamente l’inizio di un lungo percorso. A volte può essere sufficiente per chiarire un dubbio o per ottenere le indicazioni necessarie. Altre volte, propongo un percorso breve, di consulenza psicologica mirata alla soluzione di un singolo problema, in alternativa al percorso psicoterapeutico. In ogni caso, fornisco le indicazioni di massima su quale scelta è più utile, lasciando al paziente il tempo per valutare e scegliere consapevolmente.

Rispettare l’impegno preso. Può capitare che all’ultimo momento non ci si senta di andare all’appuntamento: è comprensibile e accade più spesso di quanto si pensi. In questo caso è bene avvertire, per correttezza, ma non solo. Se non ci si presenta all’appuntamento senza avvertire, il senso di inadeguatezza impedirà di chiedere un nuovo incontro e sarà un’occasione persa. E’ meglio avvertire per tempo, magari anche dicendo chiaramente che ancora non ci si sente pronti. Quando arriverà il momento opportuno, si potrà chiamare di nuovo.

Primo incontro gratuito?

Alcuni professionisti offrono  uno o più colloqui gratuiti iniziali per permettere al paziente di orientarsi prima di decidere se intraprendere o meno un percorso di consulenza o di psicoterapia.

Personalmente, non aderisco a questa scelta. A mio avviso, il primo colloquio è comunque un lavoro impegnativo per entrambi, richiede tempo e competenza e può da solo essere sufficiente a chiarire un dubbio, a rassicurare, a indicare una strada. Dietro l’onorario di un professionista serio ci sono tanti anni di studi, un aggiornamento costante (e costoso), per non parlare delle spese di gestione dello studio, e gli adempimenti fiscali. Ciò non toglie che si possa tener conto delle eventuali difficoltà economiche del paziente (io lo faccio), e stabilire un onorario adeguato a tali difficoltà.