Oliver Sacks EmicraniaOliver Sacks, il grande neurologo scomparso da poco, viene ricordato in questi giorni per i suoi libri più famosi, come “Risvegli” e “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Mi piace ricordarlo anche con un libro meno conosciuto, “Emicrania”, che a mio avviso è ancora oggi – a distanza di tanti anni dalla sua pubblicazione  – un punto di riferimento sull’argomento.

L’emicrania è descritta da almeno 2000 anni: sconcertava Ippocrate, ha accompagnato la vita di personaggi come Giulio Cesare, Kant e Freud, e ancora oggi tormenta tante persone in tutto il mondo e in tutte le culture.

Sacks ne dà una descrizione esauriente e minuziosa, esaminandola da tutte le prospettive. Il libro è composto da cinque parti:

1. L’ esperienza dell’emicrania

Nella prima parte del trattato, Sacks ci guida alla sua scoperta dell’emicrania descrivendo le manifestazioni che incidono profondamente nel vissuto emotivo di chi ne soffre, tanto da da parlare di esperienza dell’emicrania.

I suoi sintomi sono così drammatici da terrorizzare chi li sperimenta per la prima volta, così complessi da sconcertare a volte persino il medico.

Non è semplicemente “mal di testa”, ma una costellazione di sindromi che esitano in diverse forme di emicrania, ciascuna caratterizzata da manifestazioni differenti, alcune bizzarre come l’aura emicranica, che provoca disturbi visivi, o inconsueti come lo strano benessere che precede alcuni attacchi.

Sacks elabora una classificazione in base ai sintomi, descrivendone minuziosamente le manifestazioni, con molti esempi concreti, tratti dai numerosi casi clinici che ha trattato:

° Emicrania comune

° Equivalenti emicranici

° L’aura emicranica e l’emicrania classica

° Nevralgia emicranica (“mal di testa a grappolo”), emicrania emiplegica, oftalmoplegica,   psueudoemicrania.

2. L’insorgenza dell’emicrania

La seconda parte è dedicata all’eziologia dell’emicrania, alle ragioni per cui insorge, e all’analisi delle circostanze e degli agenti esterni che scatenano gli attacchi

3. Le basi dell’emicrania

La terza parte del libro è la più difficile per il lettore profano, poiché analizza i meccanismi fisiologici dell’emicrania.

4. Criteri terapeutici

La quarta parte del trattato parla di come si cura l’emicrania, sia nella fase acuta sia nell’ottica della prevenzione. Si parla di farmaci, ma non solo: anche di igiene di vita e di buone pratiche per evitare lo scatenarsi degli attacchi.

5. L’emicrania come universale

L’ultima parte del libro ci guida alla scoperta dell’aura emicranica, un fenomeno così complesso che è riduttivo ascrivere alla categoria dei disturbi visivi. Qui, il medico Sacks è anche artista, e con sguardo affascinato descrive l’aura nella storia e nell’arte, come l’hanno vissuta e tanti personaggi famosi e gente comune.

Non dobbiamo cercare di guarire se prima non abbiamo ascoltato

E’ sorprendente come la lettura di un trattato di medicina risulti così affascinante per il profano e questa è la grandezza di Sacks: aver scritto di argomenti difficili, trasformandoli in avvincenti viaggi nel cervello umano.

Anche quando affronta i risvolti più tecnici dell’emicrania, Sacks non perde mai di vista che, al di là delle classificazioni, delle ipotesi eziologiche e terapeutiche, è sempre alla persona emicranica e al suo vissuto emotivo che dobbiamo guardare.

Scrive Sacks:

Oggi noi ci diamo un gran da fare, attorno al paziente emicranico, con iniezioni e interventi che avrebbero fatto inorridire Liveing o i medici vittoriani, ed è proprio questa sorta di agitazione che può avere l’esito paradossale di aggravare anziché alleviare la malattia che cerca di guarire. Nella migliore clinica per emicranici da me visitata, il malato veniva condotto senza un movimento o una parola di troppo, in una stanza da letto buia; lì poteva stendersi, riposare, e volendo, ricevere un po’ di tè e un paio di aspirine.
I risultati di questo regime semplice e naturale erano di gran lunga più significativi di quelli da me osservati in altre cliniche, anche nei casi di attacchi di emicrania classica molto gravi. Ne ricavai la piena convinzione che, per la grande maggioranza dei pazienti e degli attacchi, la risposta non sta in farmaci sempre più potenti, e nemmeno nell’aggressione terapeutica, bensì nella sensibile comprensione della sofferenza; in un profondo senso della capacità guaritrice della natura stessa (vis medictrix naturae) e nell’umiltà con cui si cerca di armonizzarsi con la natura, mai di tiranneggiarla. (p. 390).

In quest’ottica, può anche accadere che l’emicrania abbia un senso nella vita del paziente, gli può persino “servire”, e non è prudente liberarlo dal suo giogo senza aver a lungo dialogato con lui. Paradossale – ma non troppo per chi conosce la psicosomatica – il caso del paziente matematico:

Un altro paziente tra i primi che visitai, il matematico sofferente di emicrania, impose alla mia attenzione considerazioni di tipo “economico”. Con lui, fu facile trovare farmaci antiemicranici efficaci. L’ergotamina funzionava, e anche molto bene; ma, quando lo guarii dall’emicrania, lo guarii anche dalla matematica: per quanto paradossale, sembrava che egli avesse bisogno della prima per conservare la seconda. Ed egli concluse: “Mi terrò l’emicrania: penso che sia meglio lasciare le cose come stanno”. Questa esperienza servì anche a contenere il mio smanioso bisogno di “curare”, mi portò ad ascoltare con più attenzione i pazienti e quello schema di “caratteristiche e fattori sempre mutevoli che il paziente emicranico subisce e al tempo stesso alimenta” (pag. 410).

Consiglio la lettura di questo libro innanzi tutto agli emicranici: si sentiranno meno soli e meno incompresi e impareranno a guardare con speranza al proprio problema, per  dare un senso alla propria sofferenza, primo passo per poterla curare nel senso più completo del termine.

Credo che lo debbano leggere anche i medici: soprattutto quei medici troppo sicuri che la pillola giusta risolverà il problema, quei medici che davanti a un paziente che soffre di emicrania pensano subito alla soluzione più rapida per la patologia e non all’approccio migliore – e unico – per “quella” persona:

Perché se qualcosa affligge i pazienti emicranici, oltre all’emicrania, è il fatto di non essere ascoltati dai medici; osservati, analizzati, imbottiti di farmaci, spremuti, ma non ascoltati. (pag. 361).

Ma non è forse così per tutte le sofferenze?

 

 

Oliver Sacks Emicrania, Adelphi, 1992

 

 

 

 

 

 

Psicologa Psicoterapeuta – Ordine degli Psicologi del Lazio N.  2016