102 chili sull'anima

E’ possibile perdere 40 chili in un anno e rinascere a  nuova vita?

Francesca Sanzo lo ha fatto a quarant’anni, e con 102 chili sull’anima. Con La storia di una donna e della sua muta per uscire dall’obesità, Francesca condivide la sua esperienza e testimonia che cambiare è possibile se  lo si vuole davvero.

In un silenzioso crescendo, mese dopo mese, mentre gli anni passano, Francesca aumenta di peso e la consapevolezza arriva quando la bilancia mostra tre cifre: 102 chili. Inizia così il processo che Francesca chiama “muta”, una trasformazione assai più profonda del semplice intraprendere una dieta.

Oggi Francesca è una donna realizzata, bella, sportiva, e pesa 60 chili.

Quali sono gli elementi che hanno reso possibile un cambiamento così radicale? Proviamo a individuali attraverso la storia di Francesca.

Anzitutto, la consapevolezza. Solo se prendiamo coscienza del nostro disagio possiamo risolverlo, e non serve che gli altri ce lo rimarchino. Non si cambia per obbedire a ingiunzioni esterne (ti stai facendo del male, fallo per me…). La consapevolezza che è giunto il momento di dare una svolta viene quando abbiamo toccato un fondo che solo noi sappiamo riconoscere.

Per trovare la forza di cambiare, è necessario comprendere le ragioni del nostro malessere, attraverso una profonda autoanalisi. Possiamo smettere di agire contro noi stessi se comprendiamo perché lo facciamo. Francesca ha dialogato con se stessa e fatto pace con la sua “anima nera”, quella parte di sé che remava contro il suo benessere.

Si è posta la domanda “Perché mangio?” e ha scoperto che le risposte sono molteplici e non tutte sane, così ha cercato e trovato nuove risposte a vecchie domande. Oggi, di sicuro, mangia per un reale e sano bisogno, e ciò comporta che la quantità e la qualità del nutrimento siano adeguate a esigenze corrette.

L’essere umano ha bisogno di significato. Francesca ha saputo trovare significati profondi in tutte le scelte legate alla sua muta: il significato ultimo è certamente la conquista di una donna equilibrata, non più soffocata dai condizionamenti del passato, ma Francesca ha dato un senso anche a tanti singoli passaggi del percorso. Un esempio per tutti: nel suo programma di recupero del benessere psicofisico c’è la corsa, a cui si dedica tre volte a settimana. Lei ha trovato il modo di dare alla corsa un ulteriore significato, correndo anche per raccogliere fondi a favore di un ente benefico.

La disposizione mentale positiva. La psicologia ci insegna che le profezie si auto avverano: se crediamo che i nostri sforzi saranno premiati, inseriamo quella marcia in più che ci permette di ottenere il risultato. Al contrario, se consideriamo il nostro percorso come lastricato di lacrime e sangue, difficilmente riusciremo a farcela.

Francesca ha ben compreso che tante diete falliscono, sebbene siano state intraprese con serietà e portate avanti con costanza, perché vengono intese come una punizione della quale di agogna la fine. La muta, invece, non è una punizione, ma una trasformazione, preziosa come il significato stesso della vita.

La molla: sappiamo bene di dover far qualcosa per migliorare la nostra vita, ma cambiare ci sembra troppo difficile e troviamo mille scuse per rimandare. Poi accade qualcosa di apparentemente poco rilevante e scatta la molla.  Per Francesca non sono stati i commenti poco gradevoli delle persone insensibili, né la consapevolezza di danneggiare la sua salute, ma … il camper. Al momento in cui, assieme al suo compagno e alla loro bambina, ha deciso di acquistare un camper, ha aperto gli occhi su una realtà molto dolorosa: i suoi 102 chili erano assai poco compatibili con lo stile di vita libero e avventuroso che le vacanze in camper comportano.

Porsi obiettivi intermedi. Quando l’obiettivo è molto arduo, piuttosto che guardare alla fine del traguardo, è più utile puntare a una serie di obiettivi intermedi. Francesca si è posta come obiettivo arrivare a pesare 80 chili, fare qualche passeggiata a piedi, e poi qualche breve tratto di corsa, migliorare l’asma che l’affliggeva: oggi pesa 60 chili e corre la mezza maratona, con buona pace del medico sportivo!

La condivisione: Francesca scrive per professione, è una blogger e consulente  di comunicazione on line, per lei è stato quasi naturale condividere il suo percorso in rete sul suo blog Panzallaria. L’impatto è stato stimolante: ha riscosso simpatia e ammirazione, ha ricevuto incoraggiamenti, e il rinforzo positivo che ne è derivato l’ha aiutata a non mollare, non solo per se stessa, ma anche per i molti che dimostravano di credere in lei e di prenderla a esempio.

Last but not least, l’amore. I cambiamenti più significativi sono mossi dall’amore, di noi stessi, anzitutto, ma anche di chi abbiamo a fianco nel percorso di vita. Il compagno di Francesca ha condiviso tutti i passaggi della muta, con amore, nel giusto equilibrio tra presenza e discrezione, e credo che la sua presenza sia stata determinante.  

Francesca Sanzo non elargisce consigli, né pretende di sostituirsi a un professionista. Con umiltà e lucidità ci racconta qual è stato il suo personale percorso verso il cambiamento e chi leggerà il libro comprenderà che il messaggio dell’Autrice è applicabile a qualsiasi muta.

Rimarrà deluso, invece, chi cercherà ricette e suggerimenti per dimagrire in fretta e senza sforzo: 102 chili sull’anima non parla didiete, ma di cambiamento: è la storia di dodici mesi di un percorso destinato a non terminare mai, perché la ricerca dell’equilibrio e della realizzazione personale è lunga quanto la nostra stessa vita.

Francesca Sanzo, 102 chili sull’anima, Giraldi Editore, 2015