Sono i figli del boom demografico, una schiera compatta e smarrita.
Non sono più giovani.
Non sono ancora vecchi. Non riescono a immaginare la loro morte, come tutti gli essere umani.
Non riescono a immaginare neanche la loro maturità.
E questo accade solo a loro.

Così scriveva nel 2000 Lidia Ravera, nel suo bel libro Né giovani né vecchi, quando i baby boomer attraversavano gli anni della maturità.
Oggi, a distanza di un decennio e più, la parola maturità non fa più paura: ci stiamo abituando. La parola che non riusciamo ancora a pronunciare è vecchiaia.
Ma chi sono i baby boomer? Sono i nati tra il 1945 e il 1964, un gruppo demografico imponente, 78 milioni solo negli Stati Uniti, 15 milioni in Italia.

Nella cultura occidentale si sono trovati di fronte a situazioni nuove rispetto a chi li ha preceduti. Nati in tempo di pace, non hanno conosciuto guerre, a differenza dei loro genitori e dei loro nonni. Hanno superato i genitori in termini di benessere economico, salute, aspettativa di vita.  Sono stati protagonisti di una formidabile stagione di cambiamenti nei costumi, nella libertà di espressione. Hanno vissuto liberamente la sessualità, superando antichi tabù e svincolandosi dall’obbligo – o dal timore – della procreazione.

Oggi, arrivati alle soglie della vecchiaia, sono ancora una volta in prima linea per scardinare i vecchi stereotipi.

La rappresentazione del sessantenne di oggi è lontanissima da quella dei genitori alla medesima età, e la nuova immagine, anche fisica, è decisamente più accattivante: c’è chi sostiene che i sessant’anni attuali corrispondano ai quaranta dei nati all’inizio del secolo scorso, grazie soprattutto alla maggiore attenzione al benessere fisico e alla cura di sé.

Il cervello maturo

Sembra che i miglioramenti non siano solo in termini di estetica e di benessere fisico. Abbiamo sempre sentito dire che l’invecchiamento del cervello inizia molto presto e la perdita delle cellule non è rimpiazzata da altre nuove. Il prolungamento dell’aspettativa di vita ha dato impulso a più accurate ricerche sull’invecchiamento cerebrale e fatto nuova luce sulla questione.

Tecniche di scansione e neuroimaging, analisi genetica e sofisticati studi longitudinali hanno confermato quanto già si sapeva sull’invecchiamento del cervello, ma hanno mostrato anche nuovi dati. Dai cinquant’anni in poi il cervello acquisisce abilità alternative a quelle che va perdendo e, in termini comportamentali, aumentano molte attitudini, tutte utili alla personalità matura: maggioreadattamento alle situazioni negativecapacità di valutare gli aspetti positivi del quotidianotendenza a un umore più ottimista. Inoltre, di pari passo con il calo di memoria fisiologico e la diminuzione di alcune abilità, aumentano le strategie per arginarne gli effetti negativi.

Dunque, le migliorate condizioni promettono un’aspettativa di vita più lunga, con vent’anni almeno da vivere ancora attivamente, e migliora anche la qualità stessa della vita che rimane: come utilizzare questo tempo?

Il lavoro

Attualmente, alla schiera di neopensionati e di coloro che si apprestano a diventarlo entro breve tempo, si aggiunge un nutrito numero di persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica, ancora giovani per la pensione, anziani per trovare un nuovo lavoro. C’è poi chi ha sempre lavorato in proprio e non ritiene ancora giunto il momento di tirare i remi in barca, perché ama la propria professione, o perché la situazione economica non glielo consente.

Tante di queste persone, per piacere, per necessità, per disperazione, ma anche per voglia di affrontare nuove sfide, “inventano” lavori, oppure trovano modalità alternative di interpretare il lavoro di sempre, proprio come solo pochi anni prima avevano consigliato ai giovani. Quali che siano le scelte – più o meno forzate, più o meno originali – alla base c’è la convinzione che sia troppo presto per l’inattività, per la perdita di un ruolo nella società produttiva.

Enrico Oggioni, classe 1955, ha lavorato trent’anni come consulente e formatore manageriale e ha dato vita a una sua società, che si è affermata nel settore del management consulting. A 53 anni ha deciso di dare una svolta alla sua vita. Rinunciando a onori e oneri della libera professione, ha iniziato a dedicarsi a nuovi interessi, e a esplorare modi diversi di coltivare le attività che ha sempre svolto.

Tra le molte iniziative, ha scritto un libro, I ragazzi di sessant’anni, e ha creato un blog, che raccoglie storie ed esperienze, proprio nell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.

Leggiamo di Giulia: scrive sul blog con le mani sporche di terra, e racconta che finalmente si può dedicare a una antica passione: ha ridato vita a un uliveto di famiglia abbandonato da anni, e adesso produce olio e gode del contatto con la natura; i figli sono ormai grandi e alle spalle ha lasciato un lavoro che non l’ha mai veramente soddisfatta. Per lei è davvero una nuova vita.

C’è Gabriella, una vita trascorsa a lavorare in banca, con la passione della buona cucina. Dopo la pensione, ha aperto assieme al marito un piccolo ristorante, dove uno dei figli, che fin da piccolo sognava di fare il cuoco, ha potuto realizzarsi.

E c’è chi non ritiene di doversi “reinventare”, come Renzo, 61 anni, che svolge una libera professione e afferma ” Non sono diventato ricco, però il lavoro mi ha arricchito tanto le giornate. Ho avuto altre cose dalla vita, qualcuna bella e qualcuna brutta, ma il mio lavoro è sicuramente quella che mi ha dato e mi dà più soddisfazioni. Perché dovrei immaginare di smettere fra pochi anni ? Io vorrei continuare a lavorare nel mio studio per tutta la giornata fino a 90 anni, se il Signore me lo permette.”

L’affettività

Tutto può succedere

Tutto può succedere

 

Nella sperimentazione di nuovi modelli, nulla è scontato nemmeno in campo affettivo.

C’è più coraggio di un tempo per chiudere relazioni ormai vuote di significato, c’è più coraggio di un tempo per innamorarsi in età avanzata.

Quando le condizioni economiche lo consentono, c’è chi trova le ragioni per separarsi dopo molti anni di matrimonio e ha  ancora voglia di guardare avanti. Sono dei privilegiati, certamente, e non dimentichiamo che tanti non si separano, giovani o vecchi, solo perché non sono in grado di sostenere l’onere economico di due famiglie.

 

E c’è anche chi si innamora di nuovo del partner di una vita, bella la testimonianza di Roberto Vecchioni:

“Io di mia moglie mi sono innamorato tre-quattro volte, tutte differenti: a 50, 55, 60, 65 anni, tenendo conto sia della parte spirituale che corporale.”

Tra coloro che rimangono vedovi, poi, ci sono anche uomini e donne che non si sentono di proseguire le loro esistenze nella solitudine, e si mettono in gioco, pronti a vivere una nuova stagione di affetti.

Il blog di Oggioni raccoglie tante storie.

Leggiamo di Teresa, medico ospedaliero, che dopo una vita di turni pesanti in una professione gratificante quanto faticosa, con la pensione scopre tempi e interessi diversi, e trova anche l’amore: l’anima gemella, sì, ma ciascuno nella propria casa, per non incrinare libertà e autonomia conquistate lungo tutta una vita.

Anche la storia di Angela è emblematica dei tempi che cambiano. Insegnante per passione, ha affrontato con timore la pensione, ma si è presto entusiasmata a un nuovo progetto. Assieme al nuovo compagno, ha acquistato una casa in campagna “contenitore di futuro” e testimonianza del passato di due vite precedenti che si reinventano assieme. Un agriturismo e un Ateneo del vino e della gastronomia sono il sogno realizzabile e realizzato di questa nuova coppia.

Molti sono anche coloro che cambiano vita assieme al partner di una vita, magari per tornare al paese natio, spesso per ritrovare un contatto con la natura, qualche volta osando un’avventura dall’altra parte del mondo: sempre accomunati da una progettualità, dalla voglia di guardare avanti.

La sessualità

Il matrimonio che vorrei

Il matrimonio che vorrei

Vivere una vita affettiva soddisfacente anche in età avanzata significa tener conto dell’aspetto sessuale e, anche in questo caso, l’approccio è diverso da quello dei genitori. Una generazione che fin da giovane ha voluto parlare di sesso, discutere, capire, innovare, affronta questa stagione della vita con una mentalità decisamente più aperta. Il  sesso si pratica e se ne parla, e – se ci sono problemi – ci si rivolge agli esperti (le donne più degli uomini).

Forse il problema è ancora trovare un equilibrio tra un modello giovanilista – che pone come riferimento le proprie passate esperienze e la cultura imperante proposta dai media – e un adattamento personale, che tenga conto del corpo che cambia, e delle implicazioni emotive e affettive di ciascuno.

Il cinema, specchio dei tempi, registra il fenomeno dell’affettività e della sessualità con film che narrano di amori e di passioni maturi.

Settimo cielo

Settimo cielo

Da storie leggere e ironiche come “Qualcosa è cambiato” o “Il matrimonio che vorrei”, a storie drammatiche come “Settimo cielo”, la morale è che non c’è un limite di età per amare.

 

 

 

Le nuove tecnologie

L’avvento delle nuove tecnologie, e la presenza ormai sempre più diffusa di Internet nel quotidiano delle persone, ha cambiato la vita di una generazione che ha vissuto in rapida successione cambiamenti velocissimi, difficili da immaginare da parte dei cosiddetti “nativi digitali”. Sono stati necessari adattamenti cognitivi e comportamentali rapidi e continui, e non tutti hanno tenuto il passo. Inizialmente si sono verificati due atteggiamenti opposti: rifiuto da parte di alcuni, accettazione, talvolta anche entusiasmo, da parte di altri. Coloro che si adattano sono ormai sempre più numerosi, e questo comporta ricadute positive nel quotidiano, nel lavoro, nella vita affettiva.

Tanti utilizzano Internet per sbrigare le pratiche della vita quotidiana, per informarsi, per mantenere i contatti con i propri cari lontani.

Molti scrivono sui forum, aprono un blog personale, con la voglia di raccontarsi e di conoscere persone nuove.

Recentemente, i Senior si sono affacciati alla comunicazione on line per vincere la solitudine e sono aumentati i siti di incontri dedicati a questa fascia di età.

L’altra faccia della medaglia

Miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita, lavoro attivo, affettività e sessualità gratificanti: sembrerebbe un quadro idilliaco, ma è sempre così?

Purtroppo non sempre e non per tutti.

Vediamo, ad esempio, quali sono le situazioni di disagio e le motivazioni che conducono i Senior nello studio dello psicoterapeuta.

La situazione finanziaria attuale, con la sua precarietà e indeterminatezza, minaccia tutti noi, non solo sul piano economico, ma anche su quello psicologico. Tanto parlare di crisi non fa bene e spesso mina le sicurezze profonde di ciascuno, anche di coloro che magari non hanno reali problemi economici.

Alla insicurezza personale si aggiunge la preoccupazione per i figli, quando stentano a trovare una propria autonomia e spesso gravano sui genitori, con grave disagio per gli uni e per gli altri.

Anche la preoccupazione per la perdita della salute può diventare un problema, sia in quanto evento reale, sia in quanto evento temuto e fantasticato nelle tinte più fosche, fino a sfociare nella ipocondria.

Il timore di perdere la salute porta con sé un altro fantasma: la perdita dell’autonomia, in senso fisico, ma soprattutto mentale.

Molti sessantenni seguono con sgomento l’involuzione dei loro genitori che hanno imboccato il tragico cammino della demenza. Sono combattuti tra il senso di perdita del proprio genitore, che non è più il valido interlocutore di una volta, la perdita del ruolo di figlio, bruscamente sostituito da quello di genitore del proprio genitore, e non ultima la paura di perdere essi stessi, in un domani non più tanto lontano, la propria integrità psichica.

Al timore di perdere la salute, fisica e psichica, si aggiunge anche la sensazione di perdita della propria immagine corporea: l’avvenenza di un tempo lascia il posto a una immagine nuova che spesso non viene riconosciuta come propria e anche questo è un evento che può provocare dolore e incapacità di adattamento. Se un tempo era un fenomeno soprattutto femminile, oggi non ne sono esenti gli uomini, intrappolati anche loro nell’illusione mediatica del bello e giovane per sempre.

Tutte queste situazioni hanno in comune una parola: perdita.

La psicologia ci insegna che l’adattamento è la risposta sana alla perdita.

Abbiamo visto che il cervello si adatta alla perdita di alcune capacità, vicariandole con altre elaborate appositamente.

Sul piano psicologico, quali possono essere gli atteggiamenti e i comportamenti virtuosi che promuovono un sano adattamento all’avanzare dell’età?

Propongo un decalogo provvisorio, una bozza che ciascuno può arricchire con la propria personale visione della vita e del tempo che passa.

1. Avere una fede. 

Chi ha una fede religiosa non ha certo difficoltà a dare un senso alla propria vita, poiché credere già di per sé appaga e riempie di valore. Ma anche una fede laica può arricchire: che sia un credo politico, o sociale, lavorare e lottare per i valori in cui crediamo fa sentire vivi a qualsiasi età.

 

2. Dare significato alla vita

 

C’è chi sostiene che la depressione altro non sia che la perdita del senso della vita. Quando non troviamo un significato nella nostra esistenza, è difficile anche incominciare la giornata, e tutte le azioni che compiamo appaiono vuote. Con l’avanzare dell’età, può accadere che ciò che per anni ha dato un senso alla vita, all’improvviso non lo dia più, ed è necessario avere la flessibilità per rimettersi in gioco alla ricerca di valori nuovi e più attuali.

3. Vivere il presente, mantenendo un rapporto realistico con il passato e con il futuro.

 

Spesso tendiamo a enfatizzare il ricordo del passato “era meglio quando…”, o a rimandare le soddisfazioni a un ipotetico futuro: “aspetto di…”.
La persona saggia sa che il passato è importante perché costituisce – nel bene e nel male – le basi su si cui fonda il suo presente. Ma sa anche che va valorizzato in quanto luogo di memoria e di esperienza, mai di sterile rimpianto. Non sapremo mai “che cosa sarebbe successo se…”. Sappiamo che viviamo qui e ora, ed è l’unica certezza. Il futuro, a sua volta, è importante quando è legato a sogni e progetti ancora possibili. Diventa un nemico, invece, quando ci fa rimandare a un domani non certo la realizzazione di noi stessi che possiamo perseguire oggi.

4. Fare progetti, coltivare sogni.

Progettare e sognare e è tipico dei giovani che hanno davanti una lunga aspettativa di vita, ma è auspicabile a tutte le età. Finché è vivo un nostro progetto, ci sentiamo vivi anche noi, l’importante è che sia realistico. Progettare qualcosa di irrealizzabile provoca inevitabili frustrazioni, e, al contrario, il progetto troppo facile non dà stimoli. Il progetto “giusto” è abbastanza ambizioso da sfiorare il sogno, abbastanza alla nostra portata da essere realizzabile.

5. Non temere di emozionarsi.

Non c’è nulla di sconveniente a emozionarsi e a esprimere con naturalezza le nostre emozioni. Viverle intensamente ci arricchisce, e rende la nostra comunicazione con gli altri più vera e profonda.

6. Curare il corpo.

La psicosomatica ci ha insegnato a dar valore al profondo legame tra mente e corpo. Quando non stiamo bene, sperimentiamo un calo di umore e, al contrario, l’umore depresso apre la porta alla malattia: gli studi della psico-neuro-immunologia ce lo dimostrano.
Un corpo curato aiuta a contrastare i segni del tempo e a compensare le perdite dovute all’invecchiamento. Non è il “giovane e sano per sempre” il valore da inseguire: darebbe luogo solo a patetiche caricature di quello che siamo stati. Pensiamo invece all’immagine di una persona gradevole, autonoma, attiva, grazie anche a una buona prestanza fisica, in relazione all’età.

7. Allenare la mente.

Le ricerche sull’invecchiamento cerebrale, cui si è già fatto cenno, dimostrano una stretta relazione tra le capacità cognitive e la stimolazione intellettiva.
Chi è abituato a usare il cervello, lo mantiene attivo e sano più a lungo, come qualsiasi altro organo. L’apprendimento di nuove abilità è possibile a qualsiasi età e l’esperienza ormai collaudata delle Università per anziani lo dimostra. Qualsiasi stimolazione va bene – lettura, scrittura autobiografica, lingue straniere e tanto altro –   compatibilmente e in armonia con la cultura e lo stile di vita di ciascuno.

8. Coltivare l’autonomia

Dando per scontato l’indiscusso valore dell’autonomia fisica, per la quale è necessario mantenere sano il corpo, è importante anche l’indipendenza nelle relazioni umane, siano esse di amicizia o sentimentali. Erich Fromm ci ha insegnato a chiederci, di fronte a un legame affettivo, se possiamo dire: “ti amo perché ho bisogno di te”, oppure: “ho bisogno di te perché ti amo”: riflettiamoci.

9. Esprimere se stessi, rifiutando ruoli imposti dall’esterno.

Evitiamo di descriverci attraverso il ruolo che abbiamo ricoperto: “ex qualche cosa”, oppure uno stereotipo precostituito: “nonno”, o “anziano”. L’importante è sentirci “persone”, con le nostre peculiarità, uniche e originali.

10. Donare, donarsi, rendersi utili, fare vita sociale.

Nella relazione con gli altri esprimiamo noi stessi, ci confrontiamo e troviamo stimoli, diamo e riceviamo, attribuiamo valore alla vita.
Le relazioni sociali andrebbero vissute come arricchimento reciproco, mai come antidoto alla solitudine: il risultato è che ci sentiremo più ricchi e meno soli.

 

Per approfondire

Chiaia Emma, Amore e sessualità dopo i 50 anni, Milano, RED dizioni, 2011.

Fromm Erich, L’arte d’amare, Milano, Mondadori, 1986 (Ed. Originale 1957).

Mammarella Nicola, Alberto Di Domenico, La memoria autobiografica, Roma, Carocci, 2011.

Oggioni Enrico, I ragazzi di sessant’anni, Milano, Mondadori, 2012.

Peirone Luciano, Elena Gerardi, Il sole della sera. La ricerca del benessere nella terza età e non solo…, Torino, Antigone Edizioni, 2009.

Ravera Lidia, Né giovani né vecchi, Milano, Mondadori, 2000.

Strauch Barbara, I tuoi anni migliori devono ancora venireLe sorprendenti risorse del cervello di mezz’età, Milano, Mondadori, 2011.

Vannuccini Vanna, L’amore a settant’anni, Milano, Feltrinelli, 2012.

Zambianchi Manuela, Pio Enrico Rici Bitti, Invecchiamento positivo, Carocci Editore, 2012.

 

 

Psicologa Psicoterapeuta – Ordine degli Psicologi del Lazio N.  2016