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Un libro per parlare di salute e malattia


Miriam Engelberg


Il cancro mi ha reso più frivola




Traduzione di S. Sinigaglia


Casa editrice TEA






Scorrendo i titoli negli scaffali delle librerie, sorprende il gran numero di libri di testimonianze personali.
Molti tra coloro che vedono la propria esistenza sconvolta dalla malattia o dal disagio psicologico, sentono l’urgenza di comunicare la propria sofferenza, forse anche di aiutare qualcun altro a vivere la propria.
Anche Miriam Engelberg parla di sé, del suo cancro e del suo modo di affrontarlo, e lo fa uscendo dal coro degli autori del vari manuali di sopravvivenza dinanzi a questo o quell’altro malanno.
Sorprende e commuove la testimonianza di questa donna di 46 anni, che, di fronte alla rivelazione della malattia, si interroga sulla vita e lo fa con la lievità del fumetto.
Con ironia garbata, mai disperata, Miriam parla del suo dolore attraverso le strisce che la vedono via via alle prese con macchine spaventose dispensatrici di diagnosi e condanne, con parrucche e foulard, con il look dei suoi anni giovanili, quando va con la fantasia alle sue adolescenziali “ricerche della verità”.
In una sorta di lucido sdoppiamento, la Engelberg vede se stessa e gli altri a confronto con la sua malattia, riandando con la memoria a quando lei era “gli altri”, leggendo oggi nei loro occhi la difficoltà a rapportasi con la sua scomoda infermità.

Scrive Miriam:

«Di fronte al cancro e alle cure per il cancro, è difficile considerare la vita in termini di piacere. In certi giorni me ne sono stata letteralmente sempre a letto, in preda alla disperazione più nera, a guardare brutti film di fantascienza; ma per la maggior parte del tempo, il disegno dei fumetti è stato l’ancora di salvezza a cui mi sono aggrappata per affrontare l’esperienza di malata di cancro (oltre alla volontà di restare in vita il più possibile per mio marito e mio figlio, naturalmente). Ognuno di noi ha dei problemi che ci seguono per tutta la vita indipendentemente da quanta terapia abbia fatto per superarli. Il più grosso per me riguarda il sentirmi diversa e isolata nella condizione-di-essere-Miriam che nessun altro vive e che mi ha spinto a leggere autobiografie; per questo spero che i miei fumetti possano essere di conforto ad altri lettori che stanno magari lottando con questioni simili. Quando mi hanno diagnosticato il cancro, ho avuto la sensazione di dover diventare una persona diversa, più nobile e coraggiosa di quanto non fossi. Ma forse la nobiltà e il coraggio non sono l’unico approccio alla vita se si è malati; forse il versante della leggerezza dovrebbe ricevere maggiore attenzione! Vita, morte, gioia e sofferenza... più passano gli anni e meno sicura sono di quale sia il senso di tutto. Forse un giorno o l’altro avrò qualcosa di profondo da dire su queste importanti questioni, ma adesso devo andare: è l’ora di Celebrity Poker in TV.»

Miriam Engelberg è morta il 17 ottobre 2006.

P.B.






 
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