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Intervista a Luciano Palladino












Il dottor Luciano Palladino è psicologo e psicoterapeuta, studioso del Training Autogeno e della Psicoterapia autogena.
E’ didatta dell’ICSAT (Italian Committee for the Study of Autogenic Training) e dell’ECAAT (Analytically oriented Advanced Autogenic Training).
Nel 1996 ha fondato, assieme ad altri docenti, il Centro di Ricerca “Divenire”, che studia la fenomenologia del Training Autogeno e i suoi stati di coscienza.
Divenire è anche Centro di Formazione e ha tra i suoi obiettivi far conoscere il TA nella sua dimensione psicoterapeutica e in relazione a discipline a esso complementari, quali lo yoga, la meditazione, la psicologia transpersonale.
Divenire promuove corsi di formazione in Piemonte, a Torino e a Cuneo.
Da quest’anno accademico sarà attivato per la prima volta a Roma un master sul TA di base, condotto dal dottor Palladino. Le lezioni avranno inizio sabato 15 novembre.
In occasione della presentazione del master romano, il collega Palladino ha accettato di rispondere alle mie domande sul Training Autogeno e sulla Psicoterapia Autogena, e per questo lo ringrazio.









TRAINING AUTOGENO E PSICOTERAPIA AUTOGENA


Il Training Autogeno è conosciuto dal grande pubblico come tecnica di rilassamento. Senza nulla togliere alla sua validità in tal senso, si tratta di una interpretazione ingiustamente riduttiva rispetto alle sue grandi potenzialità psicoterapeutiche.
Puoi chiarirci i confini tra il Training Autogeno come tecnica di rilassamento e la Psicoterapia Autogena?


La parola confine ci orienta verso un territorio circoscritto e separato dove si da forma e riconoscimento. Il territorio del Training Autogeno come tecnica di rilassamento ha un campo ben preciso nel quale riconoscersi e che riguarda la concentrazione passiva nella quale sperimentare gli 'esercizi d’organo autogeni' di I.H. Schulz. Così, infatti, egli chiamò in prima istanza la sua tecnica. In effetti la serie dei sei esercizi standard che promuovono le modificazioni psicofisiologiche tipiche degli stati di rilassamento attraverso le formule standard sono l’area specifica sulla quale avviene l’apprendimento. Chi desidera apprendere il 'ciclo inferiore' del T.A., pertanto, trova nella fenomenologia autogena dei vissuti corporei non tanto un confine, ma una prima dimensione dove si affina la capacità di osservare e di ascoltare in profondità le proprie sensazioni e le manifestazioni che ne derivano.
In realtà il primo confine lo pongono insieme il paziente e l’operatore, nel momento in cui scelgono che il loro progetto di apprendimento si limiti all’acquisizione degli esercizi e non desideri inoltrarsi nel campo esplorativo dei segnali e dei sintomi che provengono dal diario e dalla storia personale del soggetto.
Se invece, i bisogni di sostegno e di intervento psicologico affiancano la pur principale richiesta di rilassamento, allora l’operatore può avere gli strumenti formativi per trasformare il processo d’apprendimento autogeno in un programma di trattamento psicoterapeutico vero e proprio.
In sostanza la dimensione autogena ha spazi plurimi di intervento e di riconoscimento terapeutico che solo la relazione specifica che viene a costruirsi tra operatore e paziente può determinarne il progetto.
Più autori e più colleghi, ad iniziare dal Prof. H. Wallnöfer, collocano la Psicoterapia Autogena tra gli orientamenti applicativi delle scuole psicoterapeutiche riconosciuti.


Leggendo i tuoi scritti appare evidente il tuo interesse per la ricerca dei punti incontro tra il TA e discipline affini e complementari, come lo yoga e la meditazione.
Vuoi parlarcene?


Il mio interesse verso il confronto e l’integrazione tra discipline diverse come la meditazione e il TA nasce da una esperienza personale di pratica meditativa partecipando per diversi a ritiri con il monaco buddista Thich Nhat Hanh e con i suoi insegnanti di dharma. Il calarsi dentro l’esperienza meditativa mi ha permesso di ritrovare con più gentilezza e umiltà percorsi di conoscenza interiore quanto lo stesso training autogeno consentiva di entrare in contatto. Il condurre la propria esperienza in una dimensione dichiaratamente spirituale ha permesso di aprire piani di lavoro più complessi ma anche più completi nell’affinamento degli stati di coscienza.
In realtà ancora una volta già Schultz nel suo secondo volume del Training Autogeno ricerca e trova la convergenza di queste metodologie e poi soprattutto il Prof. Walnofer ha dedicato ampio spazio all’esperienze di meditazione buddista e zen praticandole egli stesso nei luoghi di origine e riportandoci quei seminari di Training Autogeno, Zen e Tao originali che sono stati realizzati anche a Torino già parecchi anni fa.
Chi desidera addentrarsi nello studio degli stati di coscienza e nel lavoro di ricerca della dimensione più profonda della consapevolezza non può non prendere come riferimento questi lavori e la possibilità di sperimentare queste pratiche meditative.

Che cos’è la Psicologia transpersonale, e in che relazione è con la Psicoterapia autogena?

L'idea centrale della Psicologia Transpersonale è che l'uomo non sia semplicemente un'unità bio-psichica, ma un insieme aperto e collegato, nella sua realtà più intima, profonda, ad una dimensione 'spirituale' che permette di trascendere i limiti dell’Io e dell’atteggiamento razionale. C'è dunque un recupero esplicito dell'aspetto spirituale dell'esistenza, senza che questo implichi l'adesione ad un credo o ad una tradizione particolari. Si tratta, infatti di un approccio scientifico, e non fideistico: non prende avvio da rivelazioni o da dogmi, ma da una ricerca attenta e sistematica sugli stati di coscienza non-ordinari, così come si verificano nell'esperienza religiosa e non, di ogni tempo e di ogni cultura. In uno studio di questo tipo, la ricerca psicologica si arricchisce dei portati della mistica comparata, senza assumere in maniera implicita le concezioni filosofiche e culturali che ne stanno alla base. L'uomo acquista così un'identità «transpersonale», cioè un'identità che trascende la struttura della personalità.
La psicoterapia autogena già nei suoi orientamenti analitici, fenomenologici ed esistenziali si colloca al centro degli sviluppi degli stati di coscienza che aprono alle dimensioni dei Valori e delle Qualità della vita che spingono l’essere umano ad andare oltre se stesso in un processo di Autorealizzazione.
In questo senso l’autorealizzazione oltrepassa la condizione umana mettendosi al servizio della Vita nella sua forma Infinita a più dimensioni. La spiritualità consiste in uno speciale tipo di relazione fra l’individuo e il cosmo che in essenza, nasce come un fatto personale e privato ma nello stesso tempo attinge ad un’esperienza collettiva che ha il compito di diventare pubblica.


IL CORSO DI OPERATORE IN TRAINING AUTOGENO DI BASE



Come accennato sopra, il prossimo novembre avranno inizio a Torino, Cuneo e Roma i corsi per operatore di TA. A chi sono indirizzati?

Il corso per Operatori di T.A. di base è indirizzato a psicologi, psicoterapeuti, medici che desiderano aggiungere uno strumento di lavoro terapeutico nella loro prassi quotidiana, ma anche a tutti coloro che avendo una formazione in scienze umane o in ambito educativo e sanitario vogliano utilizzare un metodologia psicopedagogica come utile strumento di relazione con i propri allievi o utenti.

Quali sono gli obiettivi dei corsi?

L’obiettivo del corso è teorico-pratico, ovvero imparare gli esercizi di base secondo l’allenamento autogeno, rispettando l’originarietà del metodo e impadronirsi della didattica che permette di collocare il traning autogeno come uno strumento di lavoro necessario nei diversi campi della vita privata e pubblica.

Chi può giovarsi del Training Autogeno, o, più specificatamente, quali sono i campi di intervento dell’Operatore di TA di base, formato dal Centro Divenire?

Le applicazioni del Training Autogeno come documentato nella vasta bibliografia che tu stessa hai raccolto con grande attenzione sono infinite. Non esiste un campo lavorativo o ludico-ricreativo dove non si possa collocare il Training Autogeno. Dalla scuola alle aziende, dagli ospedali alle comunità, dallo sport alla mamme in gravidanza, il Training Autogeno è presente nella sua forma più completa.

Terminato il master di Operatore di TA di base, quali ulteriori percorsi formativi posso seguire gli allievi?

Al termine del master di Operatore di TA base si può accedere al secondo livello del Training Autogeno nei suoi diversi orientamenti, in particolare in quello analitico e trans personale dove accanto ad un lavoro di approfondimento analitico dei vissuti immaginativi autogeni si può accedere alla pratica di meditazione e di psicologia trans personale.
Percorsi che sono aperti a tutti alla frequenza di tutti e che possono essere collocati a seconda della propria formazione in ambito clinico o non clinico nei relativi albo italiano(ICSAT.) ed europeo (ECAAT) diventando operatori di formazione di secondo livello.

Nel formularti i miei migliori auguri per l’attività di formazione dell’anno accademico che sta per iniziare e in particolare per la nuova esperienza del master romano, ti ringrazio per aver risposto alle mie domande.


Intervista a cura di Patrizia Belleri



 
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