Appena si preannuncia l’arrivo di una nuova vita, la donna sente che la sua esistenza subirà mutamenti assai profondi. E’ importante preoccuparsi subito di vivere bene i mesi della gravidanza e per questo la scienza medica mette a disposizione tecniche sempre più sofisticate, atte a monitorare l’andamento della gestazione e a ridurre al minimo i rischi per la madre e per il nascituro. Tutto questo, se da un lato ha contribuito a rendere il parto un evento sempre più sicuro, ha forse eccessivamente “medicalizzato” l’evento stesso, caricandolo di ansie. Tali ansie spesso si vanno ad aggiungere a paure ataviche, mediate da condizionamenti sociali e culturali legati alle fantasie sul parto, assai duri a morire. E’ importante dunque che vi sia una giusta preparazione psicologica, perché la coppia giunga con consapevolezza al parto e lo esperisca come una gioiosa celebrazione della vita, piuttosto che come un evento drammaticamente doloroso.
Come cambia la donna in gravidanza
L’instaurarsi della gravidanza implica per l’organismo femminile una serie di mutamenti biologici che non possono essere scissi da variazioni altrettanti importanti di natura psicologica. La situazione particolare rende la gestante “diversa”, mentre tutta la sua unità psicofisica è impegnata nell’adattamento alla nuova situazione. Il corpo, in maniera del tutto fisiologica, e senza l’intervento della volontà, si adegua gradualmente al nuovo stato, mentre dinamismi più sottili e delicati entrano in gioco per quanto riguarda l’adattamento psicologico. Pur ritenendo riduttivo parlare di una peculiare “psicologia della donna in gravidanza”, bisogna riconoscere che si tratta di un evento unico, misterioso, che coinvolge profondamente la psiche, ne produce mutamenti e che mette in essere dinamismi che possono spaventare chi li vive per la prima volta. Generalmente, l’adattamento al nuovo ruolo di madre coinvolge la donna su più piani. Ella sperimenta ciò che di più intimo e profondo muta dentro di lei a livello fisico e psicologico, e, nello stesso tempo, assume un ruolo all’interno del suo nucleo familiare e dell’intera società: ci si aspetta da lei che si comporti secondo le modalità tipiche di una madre. Esaminiamo l’aspetto, corporeo, quello psicologico e quello sociale.
Lo schema corporeo, ovvero, il corpo che cambia
Il corpo che cambia mette in discussione lo schema corporeo. La futura madre, da ragazza, ha già vissuto un adattamento al corpo che cambia durante la crisi adolescenziale, e adesso, con il sopraggiungere della gravidanza, sembra che tutto sia rimesso in discussione. Nella capacità di adattarsi in maniera flessibile al corpo in mutamento giocano molti fattori. Tra questi: - il rapporto che la donna aveva con il proprio corpo prima della gravidanza. Tanto più è sano, infatti, tanto meglio si accettano momentanei cambiamenti; - il grado di accettazione della gravidanza: se il figlio è desiderato, se arriva al momento “giusto”, i cambiamenti fisici sono vissuti come del tutto naturali; - l’igiene di vita della gestante, legata soprattutto al controllo del peso corporeo: in una gravidanza sana il peso non dovrebbe aumentare di più di 9-12 chilogrammi. Si tratta del peso del bambino, della placenta e del liquido amniotico, mentre il corpo della madre muta sostanzialmente di poco. Quando ciò si avvera, non solo si favorisce un andamento più sano della gestazione e del parto, come la medicina insegna e raccomanda, ma il vissuto stesso del proprio corpo è più sereno.
Cambiamenti psicologici
La donna in attesa vive spesso un conflitto tra due tendenze opposte: la crescita e la regressione. Se, da un lato, la gravidanza è esperienza di maturazione e di passaggio ad una fase più adulta della vita, dall’altro, è un periodo in cui si verificano richiami e suggestioni legati all’ infanzia. La psicologia spiega queste tendenze regressive con la necessità di identificarsi con il bambino che sta per nascere. Ciò si evidenzia, ad esempio in una particolare caratteristica del sonno in gravidanza. I sogni in questo periodo sono spesso ricchi di contenuti simbolici legati all’infanzia e alla nascita, ma non solo. Muta anche il rapporto tra i sonno REM e il sonno NON-REM. Lo stadio REM del sonno, caratterizzato da rapidi movimenti oculari (da cui origina l’acronimo: Rapid Eye Movements), è lo stadio in cui si sogna e nell’adulto occupa circa il 19% del periodo di sonno. Nella donna gravida il sonno REM si verifica all’incirca nel 50% del periodo totale di sonno, esattamente come nel feto e nel neonato. Un’identificazione, dunque, che ha anche un suggestivo riscontro fisiologico! Il conflitto tra la spinta alla crescita e la tendenza alla regressione verso l’infanzia può manifestarsi nel comportamento esteriore della futura madre tramite un’alternanza di richieste di affetto e di attenzione e l’asserzione di un bisogno di indipendenza. Tale alternanza viene a volte stigmatizzata – ingiustamente – come un comportamento “capriccioso” tipico della gravidanza. Si tratta invece di una fase della vita in cui la risoluzione del conflitto tra due tendenze opposte porta a nuove acquisizioni di maturità.
Cambiamenti relazionali e sociali
La gravidanza e la nascita di un figlio impongono anche nuove modalità di adattamento relazionale e sociale. Con la nuova vita che si preannuncia, non è solo la madre che si prepara a un nuovo stile di vita, ma tutto il sistema di persone importanti che con lei condividono l’attesa, primo tra tutte il futuro padre. Il figlio che non si vede ancora, impone comunque la sua presenza nel rapporto di coppia e lo modifica fin dal momento in cui si ha la certezza dell’avvenuto concepimento. A questo proposito, in alcune coppie possono evidenziarsi conflitti non risolti prima del concepimento, ed è questa un’occasione da non perdere per chiarire le modalità disfunzionali della relazione, magari con l’aiuto di un esperto. In questa fase della vita possono anche emergere, e a volte esplodere drammaticamente, anche conflitti mai risolti tra la giovane in attesa e la propria madre. Ed è possibile, nonché auspicabile, che questa sia l’occasione giusta per affrontarli e risolverli in maniera matura da parte di entrambe. Anche agli occhi del mondo esterno la donna si prepara a porsi con modalità nuove, quasi un’ulteriore rito di passaggio verso il mondo degli adulti. Ciò si fa tanto più evidente nella donna che lavora e che dovrà affrontare anche nel suo ambito lavorativo importanti cambiamenti, ed elaborare modalità nuove per dividersi con equilibrio tra il ruolo professionale e quello di madre.
La preparazione al parto: il metodo R.A.T.
Compagna silenziosa della donna incinta è l’ansia legata alla paura. Paura che il bimbo non sia sano, paura di non essere una madre adeguata, paura del dolore di parto. Queste ansie, presenti anche in donne che hanno desiderato intensamente la gravidanza, possono essere attenuate mediante la conoscenza approfondita di tutto ciò che avviene e che avverrà. Ciò che è ignoto, infatti, spaventa di più. Proprio questa osservazione è uno dei capisaldi del più utilizzato metodo di preparazione al parto: il R.A.T. (Training Autogeno Respiratorio), ideato da Umberto Piscicelli, all’Universià Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Un corso di preparazione secondo il metodo RAT si articola in circa sette incontri ed è assai auspicabile che ad essi partecipino entrambi i futuri genitori. La presenza del padre è infatti importantissima per far sì che sia chiaro fin dall’inizio che non è al parto che ci si prepara, ma alla nascita. Un evento che riguarda entrambi in egual misura e che segnerà l’inizio di una nuova vita a tre Durante il corso di preparazione al parto secondo questa metodica, si inizia parlando alla gestante della fisiologia della gravidanza e del parto. Viene insegnato che il dolore di parto è in gran parte aumentato dall’angoscia, in una sorta di progressione paura-tensione-dolore, e che, vincendo la paura si influisce positivamente anche sul dolore. In quest’ottica, si dà spazio alla spiegazione dei meccanismi fisiologici e psicologici del dolore e viene messo in chiaro come il dolore stesso possa aumentare in maniera esponenziale proprio a causa della paura e della conseguente tensione. Attraverso la migliore conoscenza del proprio corpo, inoltre, la gestante apprende come si può lavorare con esso per facilitare la nascita, invece di contrastarla, per paura, irrigidendosi e intralciando il suo naturale evolvere. Ad ogni incontro, dopo una prima parte di spiegazioni teoriche, si insegnano i sette esercizi del Training Autogeno Respiratorio. La gestante apprende una successione di esercizi attraverso i quali abbandona le tensioni fisiche, e anche quelle psichiche, in un rilassamento che coinvolge l’intera unità psicofisica e che è assai utile già nei mesi della gravidanza. Viene quindi addestrata ad utilizzare il rilassamento durante il travaglio di parto e anche nella fase espulsiva, per rendere l’intero processo più agevole, più rapido e meno doloroso. Mi sembra importante sottolineare che questa tecnica, una volta appresa, può essere utilizzata in piena autonomia, senza che vengano meno coscienza e lucidità e anche in assenza del terapeuta: il cha dà alla mamma un senso di autonomia e di padronanza di se stessa e del proprio corpo nel delicato momento in cui pone la basi del rapporto d’amore che la legherà al proprio figlio.
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