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L'uomo senza testa e l'uomo senza corpo
Inserito il 15 giugno 2005 alle 12:34:51 da Patrizia Belleri.

L'uomo senza testa e l'uomo senza corpo

Mens sana in corpore sano

Il fatto che esista un legame tra la psiche e il corpo è un'antica intuizione dell'uomo: Mens sana in corpore sano, dicevano gli antichi. L'esistenza di tale legame è riscontrabile nelle tradizioni popolari, così come nella prassi della medicina da quando questa esiste come scienza. “Anche il più ignorante sa che la gioia e la tristezza sono accidenti dell’anima e che la gioia fa ingrassare il corpo, mentre la tristezza lo fa dimagrire”: così scriveva un chirurgo medioevale, Henry de Mondeville. Ciascuno di noi, se riflette un pò su molti dei suoi più comuni malanni, può riscontare un nesso tra il loro insorgere e certi particolari stati d’animo in un numero ragguardevole di circostanze. La relazione tra stato psichico e malattia organica è diventato tuttavia solo in tempi relativamente recenti una vera e propria disciplina scientifica, la “medicina psicosomatica”. Tale scienza vuole colmare una lacuna della medicina moderna che con le sue superspecializzazioni trascura a volte l’unità psicofisica dell’uomo. Studiando approfonditamente ciascun organo, e con mezzi e tecniche sempre più sofisticati, rischia, infatti, di commettere un grave errore. L’errore, come già lamentava il noto psichiatra Paolo Pancheri più di vent’anni fa, di curare un uomo senza testa, mentre la psichiatria e la psicologia, dal canto loro, guardano eminentemente ad un uomo senza corpo. Il progresso impressionante delle metodiche diagnostiche e terapeutiche della medicina negli ultimi due decenni, spesso slegato dall’ascolto del paziente e delle sue dinamiche psichiche, rende purtroppo ancora attuali dopo tanti anni le parole di Pancheri. In altre parole, ancora troppo raramente il medico si chiede che storia umana, culturale e sociale ci sia dietro il malato che sta curando, troppo preso dalla cura della malattia e non abbastanza della persona che ne è afflitta. D’altro canto è anche vero che non sempre lo psicologo e lo psichiatra effettuano un’adeguata diagnosi differenziale per escludere eventuali disfunzioni o malattie di natura organica che potrebbero essere responsabili di sintomi psichici.

Lo stress

E’ impossibile illustrare qui, anche per sommi capi, i principi generali della medicina psicosomatica. Desidero tuttavia fare alcune riflessioni su come emozioni ed eventi stressanti possano incidere anche pesantemente sulla salute. Tra le cause di molte malattie, grande imputato è lo stress, anche se il nesso tra evento stressante e insorgere della malattia, non sempre è evidente, soprattutto ad un’osservazione poco approfondita. Anzi, il paziente affetto da una malattia di origine psicogena, spesso sente il bisogno di negare questo nesso e lo rifiuta recisamente se il medico glielo suggerisce. E’ infatti ancora assai presente un atteggiamento culturale, retaggio di antichi pregiudizi, secondo il quale, così come lo psicologo e lo psichiatra sono i “medici del pazzi”, la malattia psicosomatica è una “malattia immaginaria”, priva di dignità e immeritevole di cure serie e approfondite. Qualunque avvenimento può essere vissuto come stressante, a seconda della situazione personale, culturale e sociale della persona che lo vive; alcune situazioni, poi, lo sono oggettivamente, sebbene lo stress possa essere sperimentato con maggiore o minore intensità. In particolare, è causa di stress tutto quanto può essere considerato una perdita: un lutto, la separazione dal coniuge o dai figli, la perdita del posto di lavoro, incidenti più o meno invalidanti. Più in generale, possono essere percepiti come stressanti cambiamenti di vita che il paziente non è in grado di fronteggiare con la dovuta flessibilità emotiva: ad esempio una promozione sul lavoro, se chi la raggiunge non ha abbastanza fiducia in se stesso ovvero se si impone obiettivi molto al di sopra delle sue reali capacità. Caratteristica risposta allo stress dovuto alla perdita e al cambiamento di vita è la cosiddetta “sindrome del nido vuoto”: un nome suggestivo per descrivere una costellazione di sintomi assai penosa da vivere. Si tratta della crisi che attraversano alcune donne quando, nell’età della menopausa, si trovano ad affrontare tutti assieme “lutti” e cambiamenti: i figli che si allontanano e hanno sempre meno bisogno di loro, il corpo che cambia, l’assenza di ruoli e significati vicarianti, soprattutto in quelle donne che hanno affidato al ruolo di madre e di moglie l’unica fonte di realizzazione personale.

Il linguaggio dei sintomi

Secondo la medicina psicosomatica, molte malattie organiche si manifestano obbedendo a un ben preciso “linguaggio del corpo”; attraverso questo particolare linguaggio, l’organismo, inteso come unità psicofisica, fa emergere all’esterno un disagio di natura psichica. Ciascuno di noi avrebbe dunque un organo, o un apparato di organi che funge da bersaglio, su cui scaricare le tensioni. La medicina psicosomatica interpreta la “scelta” dell’organo bersaglio come un “messaggio” proveniente dalla profondità della persona ammalata. Così, ad esempio, il vomito potrebbe rappresentare simbolicamente l’espressione di un tentativo di espellere violentemente dal proprio corpo qualcosa che si rifiuta. Caratteristico il vomito gravidico incoercibile e fuori dalla norma, in donne perfettamente sane che hanno difficoltà ad accettare pienamente la gravidanza. A seconda del “bersaglio” scelto dall’organismo, possono verificarsi turbe psicosomatiche a carico di vari apparati. Tra le manifestazioni più frequenti, quelle a carico: - dell’apparato cardiovascolare: dalle cosiddette “nevrosi cardiache”, all’ipertensione essenziale; - della funzione respiratoria: ad esempio alcuni tipi di asma; - dell’apparato digerente: assai frequente la colite spastica; - della funzione nutrizionale: ad esempio nell’obesità, quando il cibo assume per il paziente una funzione simbolica sostitutiva o compensatoria per qualcosa che gli è negato o che si nega egli stesso, o, al contrario, nelle varie forme di rifiuto del cibo ad origine psicogena. - dell’apparato riproduttivo: con turbe che si manifestano ad esempio con la difficoltà o l’impossibilità di avere rapporti sessuali, con deficit di erezione nell’uomo e difficoltà di penetrazione nella donna, fino ad arrivare addirittura alla sterilità psicogena. Per la medicina psicosomatica, dunque, molte malattie possono essere interpretate secondo la chiave di lettura del rapporto psiche-soma. Studi recenti sull’argomento mettono in luce persino una stretta interdipendenza tra alcune caratteristiche di personalità e l’instaurarsi di tumori, nonché una notevole incidenza di guarigioni in pazienti psicologicamente disposti ad affrontare con consapevolezza il loro male.

In conclusione

Conoscere a quanti e quali pericoli si va incontro con una vita eccessivamente oberata di eventi stressanti potrebbe già di per sé favorire la scelta di stili di vita adeguati, con notevoli effetti preventivi. In altre parole, decidere di cambiare vita, o lavoro, quando è possibile, oppure scegliere modalità adattive sane, quando il cambiamento non è possibile, forse è un primo passo per evitare di ammalarsi. Ma chi è già ammalato e prende consapevolezza che alla base della propria sofferenza potrebbero esserci delle problematiche psicologiche o esistenziali, deve sapere che ci si può curare anche senza ricorrere solo e necessariamente alle terapie farmacologiche.

 

Commenti
8 Commenti - 3/5 - Voti : 4
Inserito il 30 gennaio 2006 alle 13:41:43 da Anonimo.  5/5
 

Lettura interessante specie ai nostri giorni!

Inserito il 09 aprile 2006 alle 22:12:51 da Anonimo.  1/5
 

La D.ssa Patrizia Belleri. è la solita psicoterapeuta che, ove la medicina non ha fatto prodigiose scoperte, attribiusce l'essenzialità della malattia alla mente o ad un malessere interiore (in parole povere la stessa cosa).

Ridicolo nel 2006!

Discondo assolutamente dal parere del precedente lettore che giudica "interessante" la lettura. Interessanti sono alcuni spunti semmai. Arcinoti. Che la d.ssa ha con abilità inserito come partoriti da se stessa. Non è così..

Concludo dicendo che sono un iperteso essenziale..e di favole come le sue cara d.ssa ne ho sentite raccontare x anni.  Siete tutti una fotocopia. Ma forse pochi sanno che i primi instabili siete voi..che seite costretti a fare psicanalisi eterna. E forse ne avete davvero bisogno.

Pardon per il tono "acceso". Sulla salute siamo stanchi di terapie fatte di parole..

Inserito il 10 aprile 2006 alle 10:42:46 da pbelleri.  0/5
 

Gentile signor Anonimo (ma perché non si firma? Tanta veemenza nel propugnare le sue opinioni e poi.. non le sottoscrive?),

Se lei mi avesse fatto l'onore di visitare il mio sito, anche solo superficialmente, avrebbe trovato alcune centinaia di citazioni bibliografiche, a sostegno del fatto che non sono usa "partorire come miei" spunti altrui: se mai condivido le opinioni degli altri, dopo essermi informata.

E se lei avesse letto un pò meno superficialmente il mio articolo, non le sarebbe sfuggito il fatto che deploro in egual misura la mancanza di attenzione di alcuni medici alle problematiche affettive ed emotive del paziente, e la tendenza ad attribuire tout court una genesi psicologica ai disturbi psichici. Mi rilegga: "(...) è anche vero che non sempre lo psicologo e lo psichiatra effettuano un'adeguata diagnosi differenziale per escludere eventuali disfunzioni o malattie di natura organica che potrebbero essere responsabili di sintomi psichici".

Mi duole per lei se ha curato per anni con le "favole" la sua ipertensione essenziale. Due importantissime branche della medicina, la psiconeuroimmunologia e la psiconeuroendocrinologia - che favole non sono - affrontano da anni problemi come il suo, integrando le conoscenze di diverse e valide discipline scientifiche .

Quanto alla sua affermazione che noi psicoterapeuti "siamo costretti a fare psicoanalisi eterna", ebbene sì, ci avvaliamo quasi tutti di un Supervisore (e non si tratta necessariamente di psicoanalisi, le scuole sono molte). E' una garanzia di serietà e correttezza che mettiamo al servizio dei nostri pazienti, affinché le nostre problematiche personali non ricadano in alcun modo su di loro

Mi chiede di perdonare il suo tono, che in verità più che "acceso", come lei lo definisce, mi è parso irrispettoso, a cominciare dal fatto che non si firma: scuse accettate.

Cordiali saluti

Patrizia Belleri

Inserito il 30 marzo 2007 alle 11:53:19 da Anonimo.  3/5
 

e  come  si  potrebbero  curare  le  malattie  senza  assunzione  di   farmaci

Inserito il 30 marzo 2007 alle 11:56:08 da Anonimo.  3/5
 

LE  CHIEDO   GENTILMENTE   SE  è  POSSIBILE  AVERE  UNA RISPOSTA ADEGUATA E  IMMEDIATA   DELLA DOMANDA   CHE  LE  HO  APPENA  POSTO

Inserito il 02 aprile 2007 alle 12:52:36 da Anonimo.  0/5
 
..
Inserito il 02 aprile 2007 alle 12:57:55 da Anonimo.  0/5
 
gentile sig. Anonimo
per prima cosa NON tollero che qualcuno spari a zero su una persona che non conosce e di cui io personalmente stimo sia professionalmente che a livello umano. Seconda cosa, rispondo alla sua domanda: si può cambiare e guarire senza farmaci. E io ne sono la prova vivente. Ma NOI dobbiamo cambiare e guarire, farci un c... così anzitutto per DECIDERE di voler cambiare, e già questo non è poco, poi farci dare delle INDICAZIONI (fatte di PAROLE, non di PASTIGLIE) e poi tentare e ritentare con metodi comportamentali, sbagli, lacrime e sofferenze, finchè si capisce che qualcosa nella nostra vita comincia a funzionare meglio. Se lei si aspetta di sedersi in poltrona e aspettare che qualcuno le risolva i problemi, può anche girare tutti gli psicoterapeuti del mondo ma non ne troverà uno che va bene per lei. E mi duole informarla che la pastiglietta magica ancora non è stata inventata. Un farmaco può servire a farci vedere le cose in modo più chiaro per poterle cambiare, non per CAMBIARE LE COSE. Siamo NOI a dover lavorare non la nostra psicologa.
Susanna
Inserito il 14 febbraio 2009 alle 11:00:11 da Daddo.  0/5
 
<_div>MENS SANA IN CORPORE SANO, <_div>questo indiscutibile detto latino mi fa pensare a un detto ancora più antico, che viene dalla Cina: <_div> CORPO CHE PENSA, MENTE CHE DANZA. <_div>   La fisica e la medicina moderna stanno studiando questo strano rapporto mente-corpo dimostrando le intuizioni degli antichi detti: “C’è uno spazio sacro nel cuore, chiamata camera segreta, è una dimensione senza tempo della coscienza in cui tutte le cose sono possibili”. <_div>   Nella Medicina Tradizionale Cinese quel che noi chiamiamo cuore viene chiamato ‘Ministro del cuore’, proprio come il ministro dell’Imperatore il cui compito era proteggerlo, nella sua città proibita (segreta), e che nulla venisse a disturbare il suo dovere verso il bene. Un altro riferimento antico è legato ad un libro della Torah: “La camera segreta del cuore.” <_div> Un gruppo di studio in California (Institute of HeartMath) è partito da un paradosso: “Quando viene concepito un bambino il cuore comincia a battere prima che il cervello sia formato. Da dove proviene l’intelligenza necessaria ad avviare e regolare il battito cardiaco?” Hanno scoperto che il cuore ha un proprio cervello, un autentico cervello con vere cellule cerebrali. Molto piccolo, circa quarantamila cellule, ma quanto basta. <_div>   La sorpresa è giunta quando hanno scoperto che il cuore genera un campo energetico molto più potente degli altri organi, un campo elettromagnetico con un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai tre metri. Tutti noi possiamo accorgerci ogni giorno come questa energia può portarci ad abbracciare un altro oppure tenerlo a distanza. <_div> “I campi elettromagnetici del cuore permeano ogni cellula e possono agire come un segnale di sincronizzazione per il corpo come fossero onde radio” Drusald Melkesidek scrive che il campo elettrico misurato con l’ECG è all’incirca 60 volte superiore in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali. Viene da pensare che sia il cuore a governare tutto, mentre il cervello danza nei suoi pensieri. Viene l’idea di stanza segreta nel cuore costantemente in contatto radio con tutti i mitocondri delle cellule, col DNA che sembra un’antenna, e dirama i comandi per gestire in armonia migliaia e migliaia di cellule, ognuno col suo carattere diverso. <_div>   Un altro studioso è italiano: Carlo Ventura, lui racconta che il differenziamento di cellule e tessuti possono essere indotti da stimoli chimici ma anche da campi magnetici a frequenza estremamente bassa (50Hz). Poi in uno studio sulle endorfine (vedi.2) ha concluso: “Prende corpo l’idea di un asse cuore-cervello da tempo indicato da diverse culture orientali come essenziale nel determinare e mantenere l’equilibrio della persona”. E ancora Flavio Daniele, nel libro Scienza, ‘Tao e Arte del combattere’, descrive l’antico metodo del Tai Ji Nei Gong per “trans-formare un gesto qualsiasi in gesto marziale e infine in ‘Gesto di Cuore’”. <_div> Avevano davvero ragione gli antichi cinesi della legge dei 5 movimenti? Loro che contavano cinque organi: cuore, polmone, fegato, reni e milza-pancreas. Per la medicina cinese il cervello infatti non è un organo, ma è midollo, un ‘viscere curioso”. E se prende piede l’idea di un’asse cuore –cervello noi non potremo farne più differenza sostanziale: mente-corpo diventa un’unica entità, al massimo è il corpo che pensa e la mente che danza. <_div>  <_div>     Se così fosse (per tornare a noi, all’uomo senza testa né corpo)  non sarà più possibile separare le malattie tra fisiche e organiche, dal momento che tutte le malattie hanno una incontestabile origine psico-somatica. <_div>  <_div>Gabriele Daddo Carcano <_div>Fonti: Applications of Bioelectromagnetic Medicine (Applicazioni cliniche di Medicina Bioelettromacgnetica). P.J. Rosch e M.S. Markov, New York 2004 – Istitute of HeartMath® - www.heartmath.org - ‘Un cervello nel cuore’ di Drunvalo Melkesidek. www.scienzaeconoscenza.it/ - Flavio Daniele, Scienza Tao e Arte del Combattere, Luni Editrice. www.taichineidan.com <_div>  <_div> 
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