Dott.ssa Patrizia Belleri
Psicologa Psicoterapeuta
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Iscrizione Ordine Psicologi del Lazio N° 2016
Abilitata all'esercizio della Psicoterapia
Partita Iva: 05959060582
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Roma, Casal Palocco
Via Pindaro, 53 (mappa)
Tel. 06.5091.6366 Cell. 339.1480.554
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Quando non si trova riposo in se stessi è inutile cercarlo altrove.
(La Rochefoucauld)

Il Training Autogeno
Lo stress causato da condizioni ambientali e sociali difficili genera ansia e può provocare sintomi penosi: malattie psicosomatiche, insonnia, attacchi di panico, dipendenze, perdita del senso della vita.
Sempre più spesso le persone si rivolgono alle tecniche di rilassamento per trarre sollievo. Tra queste, il Training Autogeno è tra le più efficaci: è facile da apprendere, non ha controindicazioni ed è suffragato da numerose verifiche sperimentali.
Che cosa è il Training Autogeno
Articoli sul Training Autogeno
Corso on line di Training Autogeno di Base
Lo Psicologo
Da un po' di tempo non riposo bene.
Ho difficoltà a concentrarmi.
Vivo in un continuo stato di ansia e di tensione.
Soffro di attacchi di panico.
Non posso fare a meno di mangiare in maniera compulsiva.
Ho difficoltà sessuali.
Non riesco a godere le cose belle della mia vita.
L'elenco potrebbe continuare all'infinito, poiché il disagio psicologico si presenta con i sintomi più disparati.
A tutti può capitare, almeno una volta nella vita, di attraversare un momento di difficoltà: il confronto con un professionista può indicare la strada giusta per ritrovare l'equilibrio.
A chi ci si può rivolgere?
Come scegliere lo Psicoterapeuta
Il decalogo dello Psicoterapeuta
ARTICOLI
Il Training Autogeno in situazioni estreme
Il Training Autogeno può essere di aiuto in situazioni estreme?
Sembra di sì, anche se può risultare davvero efficace solo per chi è già esperto della tecnica. In questo caso, vale l’osservazione di Hoffmann: quando si cade in acqua, è il momento meno indicato per imparare a nuotare.

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, Mar Nero di Notte (1879)
Che cosa è il Training Autogeno
Il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento ideata negli anni tra il 1908 e il 1912 da Iohannes Heinrich Schultz, neurologo e psichiatra, nato nel 1884 a Gottingen.
Negli anni è stata sottoposta a numerosissime verifiche sperimentali e ha avuto un'enorme diffusione in tutto il mondo.
Il suo successo è dovuto alla relativa facilità con cui può essere appresa e ai grandi vantaggi di cui gode chi la pratica costantemente.
Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta
Alberto Vito
Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta

Edizioni Psiconline 2012
Tante volte mi è capitato, nella mia esperienza di psicoterapeuta, di sentirmi dire da un paziente alla prima seduta : "Sulla mia vita si potrebbe scrivere un libro". E tante volte, alla fine di una giornata di lavoro, lasciando lo studio la sera, ho pensato di essere stata messa a parte di vicende così significative, commoventi, originali, da meritare di essere raccontate.
Deve averlo pensato anche Alberto Vito, psicoterapeuta di Napoli, quando ha deciso di scrivere Affetti Speciali. Uno psicologo (si) racconta.
Vittime della strada
Dialogo con Stefania Tucci, Psicoterapeuta che si occupa da molti anni delle conseguenze psicologiche dei traumi.

Stefania Tucci
Quando accade, nessuno sa davvero che cosa fare.
Viviamo ogni giorno una vita frenetica, ricca di stimoli, di impegni, di progetti, di sogni. Programmiamo che cosa faremo stasera, domani, tra un mese, come se fossimo certi del nostro futuro.
Poi, all’improvviso, la vita può cambiare, nello spazio di pochi minuti.
15 domande sul Training Autogeno
1. Che cos'è il Training Autogeno?
Il Training Autogeno è una tecnica di autodistensione, ideata tra il 1908 e il 1912 da Iohannes Heinrich Schultz, neurologo e psichiatra, nato nel 1884 a Gottingen, morto a Berlino nel 1970. L'elaborazione del Training Autogeno prende le mosse dal desiderio, da parte di Schultz, di trovare un’alternativa terapeutica all’ipnosi.
Giovani a sessant'anni: rivoluzione o illusione?

Hans Anderson Brendekilde. A wooded path in autumn
Sono i figli del boom demografico, una schiera compatta e smarrita.
Non sono più giovani.
Non sono ancora vecchi. Non riescono a immaginare la loro morte, come tutti gli essere umani.
Non riescono a immaginare neanche la loro maturità.
E questo accade solo a loro.
Così scriveva nel 2000 Lidia Ravera, nel suo bel libro Né giovani né vecchi, quando i baby boomer attraversavano gli anni della maturità.
Oggi, a distanza di un decennio e più, la parola maturità non fa più paura: ci stiamo abituando. La parola che non riusciamo ancora a pronunciare è vecchiaia.
Ma chi sono i baby boomer? Sono i nati tra il 1945 e il 1964, un gruppo demografico imponente, 78 milioni solo negli Stati Uniti, 15 milioni in Italia.
I ragazzi di sessant'anni
Enrico Oggioni
I ragazzi di sessant'anni
Lavoro, famiglia passioni: come e perché è possibile iniziare una nuova vita

Mondadori 2012
Chi sono, come vivono, che cosa fanno, che cosa sognano, con quali ansie e paure convivono le persone tra i 55 e i 65 anni?
La rappresentazione di questa fascia di età è assai diversa da quella delle generazioni precedenti, ma proprio per questo - mancando modelli precisi di riferimento - è difficile da descrivere, a cominciare dalla definizione: "Vecchi"? Non ancora. "Diversamente giovani"? Per carità! Enrico Oggioni preferisce "Senior".
Preparazione alla nascita

Perché può essere utile un corso di preparazione al parto?
Secondo la mia esperienza, è utile seguire un percorso per affrontare con consapevolezza un momento vitale nella storia di una coppia.
Si partorisce comunque, anche senza aver seguito un corso, e nel passato non si dedicava tanta attenzione alla preparazione a un evento naturale.
L'ipnosi
Che cosa è la trance?
La trance è un fenomeno naturale, che tutti sperimentiamo inconsapevolmente più volte al giorno. Quando ci "perdiamo" durante una conversazione o con una tazza di caffè tra le mani, quando l'ascolto di una canzone ci riporta all'improvviso ad un evento lontano nel tempo, quando ci troviamo nei pressi di casa e abbiamo la sensazione che l'automobile sia arrivata fin lì da sola, quando, coinvolti da un film avvincente, solo alla fine dello spettacolo, un dolore alla schiena ci fa rendere conto che la poltrona era scomoda… in queste occasioni abbiamo sperimentato un lieve, inconsapevole, stato di trance.
La culla vuota. Quando il bambino muore prima di nascere

Il giardino degli angeli. Per gentile concessione di Ciao Lapo
Il test di gravidanza risulta positivo: è la prima grande emozione del percorso che si concluderà con nascita di un figlio.
Compaiono i primi segni fisici, si programma il calendario dei controlli medici. E poi si manifestano le ansie, le emozioni, e anche i conflitti interiori: lo voglio davvero, sarò in grado di essere madre, la mia vita non sarà più come prima...
Poi, per la prima volta, si entra davvero in contatto con lui, quando il ginecologo fa sentire il battito del suo cuore, e l'ecografia mostra il minuscolo essere umano.
Tra alti e bassi, conflitti e paure, emozioni e gioie intense, ci si aspetta che la gravidanza si concluda con la nascita del bambino. Purtroppo non sempre è così. A volte, qualcosa inceppa il meccanismo perfetto della vita che cresce, e il bambino muore.
SIDS Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante
Conversazione con Samanta.

Samanta ha perso il suo bambino a causa della Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante, e accetta di condividere la sua testimonianza.
L'amore a settant'anni
Vanna Vannuccini
L'amore a settant'anni

Feltrinelli, 2012
C'è un limite di età per innamorarsi e per vivere una sessualità libera e appagante?
C'è sempre tempo per amare, ma soprattutto per vivere con significato tutte le stagioni della nostra vita, anche quando si è "vecchi abbastanza da scambiarci gli occhiali al ristorante per leggere il menu".
G. Vi racconto Gaber
Sandro Luporini
Vi racconto Gaber

Mondadori, 2013
Chi ha amato Gaber non può non commuoversi leggendo questa bella testimonianza di Sandro Luporini, che con Gaber ha condiviso più di trent'anni di sodalizio artistico e personale.
Commedie e drammi nel matrimonio
Guglielmo Gulotta
Commedie e drammi nel matrimonio

Feltrinelli, 1976
Delizioso libretto sulla comunicazione di coppia, serissimo anche se spiritosamente illustrato dai fumetti di Chiappori e reso accessibile dall’umorismo del suo autore, avvocato civilista, esperto di separazioni, nonché psicologo della comunicazione. Gulotta, spiega con chiarezza e rigore scientifico le trappole della comunicazione di coppia, come non cadervi, come uscirne. Istruttivo il capitolo “litigare per non litigare”, un decalogo per litigare correttamente: il litigio, infatti, se ben utilizzato è un importante strumento di conoscenza reciproca.
L'ultima estate
Cesarina Vighy
L'ultima estate
Molti lo fanno e i risultati spesso non vanno al di là del pur valido effetto di auto terapia: c'è chi dice che in Italia ci siano più scrittori che lettori!
Cesarina Vighy ne avrebbe potuti scrivere di romanzi, e belli, ma il suo sogno è rimasto a lungo nel cassetto, troppo impegnata a viverla la vita, piuttosto che a raccontarla.
Il Training Autogeno in menopausa

John William Waterhouse My sweet rose
Una ventina di anni fa, le prime femministe arrivate alla soglia dei loro cinquanta anni incominciarono a sfatare i pregiudizi sulla menopausa, loro che ne avevano già sfatati tanti sulla sessualità, sulla contraccezione e - in generale - sulla femminilità.
Anche grazie a loro, oggi non abbiamo più in mente lo stereotipo della cinquantenne in procinto di entrare nel tunnel della vecchiaia, della inefficienza fisica, dei rimpianti.
Molto è cambiato da quando le donne - ma anche la scienza medica - confondevano la fine della fertilità con la fine della femminilità, e pensavano che la menopausa cancellasse entrambe. Oggi siamo propense a considerare questo evento una normale fase di passaggio, e nemmeno la peggiore.
Scendo. Buon proseguimento
Cesarina Vighy
Scendo. Buon proseguimento.

Fazi, 2010
Dopo il successo del romanzo di Cesarina Vighy, L’ultima estate, in cui l'Autrice racconta la sua storia personale e quella della sua malattia, nasce questo nuovo, bellissimo libro.
Primi passi per conoscere il Training Autogeno
Ci sono due modi per accostarsi al Training Autogeno: trovare un maestro e iniziare a praticarlo, oppure leggere dei libri sull'argomento.
A mio avviso, il primo caso è preferibile. Consente di mettere da parte il pensiero logico e di abbandonarsi all'esperienza; si entra in contatto con il proprio corpo, e si inizia da subito l'immersione dentro di sé. Successivamente, una volta che la tecnica è ben appresa, è assai consigliabile conoscerne la storia, le basi teoriche, le applicazioni pratiche: per questo servono i libri.
La seconda possibilità è partire dalla conoscenza e poi, una volta convinti della bontà del metodo, iniziare a praticarlo.
Nell'uno e nell'altro caso, dunque, servono dei buoni libri.
Ecco un elenco dei libri che sono stati negli anni una guida per me e per i miei pazienti.
Emicrania
Oliver Sacks
Emicrania

Adelphi, 1992
Un grande neurologo, emicranico, parla della patologia in modo scientifico e rigoroso, ma anche affascinante.
Una mente inquieta
Jamison Kay Redfield
Una mente inquieta
Longanesi, 1996
Una psicologa coraggiosa, docente universitaria e psicoterapeuta, decide con questo libro di parlare del suo problema: la malattia bipolare, che consiste nell’alternanza tra periodi di profonda depressione e altri di euforia illogica e devastante.
Lasciatemi morire
Piergiorgio Welby

Lasciatemi morire
Roma Rizzoli 2006
Il 20 dicembre 2006 muore Piergiorgio Welby. Questo libro è il suo testamento spirituale.
Storia di una poltrona
Luciano Masi
Storia di una Poltrona

Il lettino dell'analista racconta
Edizioni Il Calamaio, 2009
Polax è la poltrona-relax che il dottor H utilizza da tanti anni nelle sue sedute di Psicoterapia autogena.
Il dottor H. è Luciano Masi, con lui ho approfondito le tecniche autogene immaginative. Conosco bene Polax, la poltrona foderata di tessuto a fiori, tante volte mi ci sono stesa durante gli incontri di supervisione con il dottor Masi, per sperimentare su di me le esperienze che avrei in seguito proposto ai miei pazienti. E adesso Polax è addirittura protagonista di un libro.
Il cancro mi ha reso più frivola
Miriam Engelberg
Il cancro mi ha reso più frivola
Traduzione di S. Sinigaglia

Casa editrice TEA, 2007
Scorrendo i titoli negli scaffali delle librerie, sorprende il gran numero di libri di testimonianze personali.
Molti tra coloro che vedono la propria esistenza sconvolta dalla malattia o dal disagio psicologico, sentono l’urgenza di comunicare la propria sofferenza, forse anche di aiutare qualcun altro a vivere la propria.
Anche Miriam Engelberg parla di sé, del suo cancro e del suo modo di affrontarlo, e lo fa uscendo dal coro degli autori del vari manuali di sopravvivenza dinanzi a questo o quell’altro malanno.







